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Considerazioni sull’ultimo scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini
Ma le elezioni anticipate
non c’entrano proprio niente
L’Italia e la continua minaccia delle urne –funerarie
Lo abbiamo scritto in molti e diversi modi l’altro ieri su queste stesse pagine. Adesso Silvio Berlusconi ha tre anni tondi e rotondi per fare quel che in Italia si deve da un pezzo fare. Le riforme istituzionali, nette e rapide, decise e decisive, buone e generose, lungimiranti e il più ampiamente condivise possibile. Soprattutto perché, dicevamo, non si profila all’orizzonte alcun impedimento, né l’iter a esse necessario verrà stoppato da elezioni di sorta. Passa invece la nottata e ci risvegliamo tutti in un altro mondo. La pace fredda che sembrava essere scoppiata fra il premier e Gianfranco Fini, preludio imprescindibile al doveroso lavoro riformista e possibilmente contagiosa di più vasti spazi, è già un ricordo lontano. Anzi, stavolta pare siano giunti davvero ai ferri corti. Fini minaccia la costituzione di gruppi parlamentari autonomi. E il Cav, che fa? Brandisce il maglio delle elezioni anticipate, subito rincalzato da Umberto Bossi. Ma, di grazia, perché? Berlusconi e Bossi: stiamo parlando cioè di quelli che alle recenti elezioni regionali non hanno vinto, hanno trionfato. Berlusconi e Bossi: i due leader cui spetta ora il compito supremo e sovrano di riformare questo Stato. Mica ha detto, Fini, che mollava capra e cavoli per saltare sul treno dell’opposizione. Qualunque sia, e pur grave, il dissidio tra Berlusconi e Bossi da un lato e Fini dall’altro, per ora l’ex leader di Alleanza Nazionale resta dentro la coalizione di governo. Non vi è certo bisogno di essere dei partigiani di Fini, come chi qui scrive certo non è, per domandarsi esterrefatti: elezioni anticipate per cosa? Perché, insomma, in questo Paese, se in cielo splende il sole la politica chiede le elezioni e se invece tira a piovere pure? Perché in Italia la politica si fa solo e sempre a suon di elezioni litigate, agitate, contuse e contese? Perché in questo Paese, che pur sarebbe grande e nobile, si pensa che i cittadini siano mero elettorato, cioè tanto sciocchi da lasciarsi facilmente irretire da Sua Maestà il Numero foriero di subdoli dispotismi, come diceva John Randolph di Roanoke (1773-1833) agli albori della nazione statunitense? Perché da noi la politica viene fatta coincidere sempre e solo con le maggioranze, le minoranze, lo Stato (più che il governo) e l’opposizione, laddove la zona grigia ed enorme che sta fra una politica fatta solo dalle segreterie dei partiti, quindi distantissima dalla realtà, e i cittadini veri (elettori sì, ma che diamine…) viene elusa, snobbata?Cavaliere, dia retta agl’italiani, che non sopporterebbero più, e soprattutto non capirebbero, altre, nuove elezioni; che potrebbero infatti darle più di così? Dia retta ai cittadini, e faccia ciò per cui l’hanno votata. Non sotterri la politica di questo Paese dentro le urne –funerarie.
Marco Respinti
Versione originale e completa dell’articolo pubblicato con il medesimo titolo, in cronache di liberal, anno XV, n. 73, Roma 17-04-2010, pp. 1-2 |