Gli onori di Mussi alla "selezione razziale" del presidente cilenoIl presidente del Cile, Verónica Michelle Bachelet Jaria, nota molto più semplicemente come Michelle Bachelet, ha ricevuto nientepopodimeno che una laurea honoris causa. In Italia, per volere (come sempre avviene in questi casi) del ministro dell’Università e della Ricerca, nel nostro caso Fabio Mussi. Le è stata consegnata nei giorni scorsi all’Università degli Studi di Siena, precisamente la facoltà di Medicina e Chirurgia. Già, perché in materia la Bachelet non solo è una grande esperta (si laureò in Medicina all’Università del Cile di Santiago nel 1982), ma ha pure maturato negli anni un record di prim’ordine. Tant’è che, prima di assumere la presidenza della repubblica, cosa che è avvenuta l’11 marzo 2006, M.me Bachelet era ministro della Salute. Socialista, militante, iscritta al Partido Socialista de Chile e membro del suo comitato centrale dal 1995, la Bachelet fu nominata ministro della Salute l’11 marzo 2000 per poi passare, il 7 gennaio 2002, al dicastero della Difesa. Del resto, il partito di cui è orgogliosa e significativa rappresentante vanta un curriculum storico da brivido sia in un campo sia nell’altro, Salute e Difesa. Andiamo con ordine.
Da ministro della Salute la Bachelet si è battuta più e più volte in favore di progetti di legge che, proponendo la formulazione di presunti nuovi “diritti umani” e favoleggiati “diritti riproduttivi” nonché discettando di “protezione della donna”, hanno sempre cercato di ampliare il più possibile la legalità della pratica dell’aborto. Ma il suo capolavoro porta la data del dicembre 2000. È la nuova normativa sulla sterilizzazione dei cittadini cileni “devianti”, la Resolución Exenta n. 2536, che, come appunto dice la definizione tecnica, non richiede alcuna discussione parlamentare. Tant’è che la Bachelet l’ha fatta approvare by-passando il Congresso e pure il popolo cileno che non ha nemmeno avuto la possibilità di assistere a un dibattito pubblico sul tema. Grazie a questa legge in Cile è da allora e fino a oggi possibile sterilizzare qualunque persona sopra i 18 anni, uomo o donna che sia, e pure senza il consenso dell’eventuale coniuge. La legge della Bachelet contiene infatti precise «direttive per il servizio sanitario di sterilizzazione femminile e maschile», e prevede interventi sia «su richiesta della persona sollecitata» sia «su prescrizione medica o su sollecito di terzi». Un “capolavoro”, che peraltro giaceva nel cassetto sin dal 1939. Il primo a ideare una legge così fu infatti, in quell’anno, il famoso Salvador Allende Gossens (che sarà presidente del Cile dal 1970 al 1973), al tempo pure lui ministro della Salute nel governo socialista retto da Marmaduke Grove Vallejo. Allora di quella proposta di legge non se ne fece nulla per la decisa e pronta opposizione di medici e di esperti cileni, ma lo stesso non è accaduto nel 2000 con la Bachelet, la quale ha quindi finalmente potuto coronare l’antico sogno razzista dei socialisti cileni. Già, perché a spingere Allende a scrivere una legge come quella del 1939 era la sua idea fissa che le persone non fossero tutte uguali, che esistessero razze superiori e razze inferiori (con gli ebrei che, ovvio, appartengono alla seconda categoria…), cittadini di serie A e cittadini di serie B, persone con tare criminali ereditarie da estirpare con la forza, omosessuali che vanno curati chirurgicamente e semmai perseguitati (come del resto pure gli alcolizzati), malattie veneree da perseguire per legge. Del resto, sta già tutto nella tesi con cui nel 1933 Allende si laureò in Medicina e Chirurgia all’Università del Cile di Santiago (la stessa che diplomerà poi la Bachelet), intitolata Higiene Mental y Delincuencia. La si può leggere integralmente sul sito. L’ha infatti messa online, per difesa, la Fundación Salvador Allende, ottenendo però la più tipica delle eterogenesi dei fini. Chi ne ha fatto un caso storico con davvero pochi precedenti è del resto Víctor Farías, filosofo dell’Università Andrés Bello di Santiago, già allievo (e poi denunciatore per pensiero filonazista) di Martin Heidegger. Farías studia Allende, i socialisti cileni e la Sinistra iberoamericana già da tempo, ma ultimamente ha messo assieme un libro caustico e documentatissimo uscito fortunatamente anche in lingua italiana, Salvador Allende. La fine di un mito. Il socialismo tra ossessione totalitaria e corruzione. Nuove rivelazioni (trad. it. Medusa, Milano 2007). L’ho recensito ampiamente sul numero di sabato 13 ottobre del settimanale di cultura il Domenicale, ma ancora (se consentite) stento a crederci. Eppure è tutto verissimo, giacché, come si dice in questi casi, carta canta. Ne viene infatti fuori che uno dei miti intramontabili del progressismo internazionale e del buonismo panciafichista (peraltro mai assassinato dai militari golpisti l’11 settembre 1973, ma morto o suicida o per mano della scorta personale a regia cubana che temeva che potesse arrendersi) era un ammiratore di materialisti inquietanti come Cesare Lombroso (il vate della fisiognomica criminale), di personaggi allarmanti come Nicola Pende (che durante il fascismo sottoscrisse il Manifesto degli scienziati razzisti) e di assassini come quelli che dettero vita al Terzo Reich. Il progetto di legge allendiano sulla sterilizzazione è, come detto, del 1939, lo stesso anno in cui la Germania hitleriana varò una legge identica, quasi persino nelle parole e nella casistica delle persone “imbarazzanti” da “cauterizzare”. Del resto, dopo la Seconda guerra mondiale il criminale nazista Walther Rauff (tra l’altro amico di quel gran muftì di Gerusalemme che a Berlino fu un campione di antisemitismo accarezzando l’idea di sterminare tutti gli ebrei di Palestina) venne protetto dall’Allende presidente (e dai suoi compagni di partito) nel suo rifugio cileno (era il 1972 e Simon Wiesenthal ne restò di stucco). Un po’ prima, quando alla presidenza stava Grove e Allende dirigeva la Salute à la anzi, il governo socialista cileno aveva pensato “bene” di consegnare l’intero settore importazioni del Paese andino a Berlino, e pure i diritti di pesca in acque cilene, salvo poi trovarsi sottomarini a zonzo per l’area. Il libro di Farías è pieno zeppo di aneddoti e di dati così. Andrebbe volantinato per le strade. E invece, come al solito, resterà appannaggio solo di qualche cultore, avendo solo qua e là guadagnato un poco di spazio su qualche giornale non di sinistra. Intanto il governo e l’università italiane possono indisturbatamente premiare l’erede diretta dei deliri razzistici di Allende, anzi l’allieva che ha superato il maestro, visto che adesso in Cile, grazie alla Bachelet, la legge nazistoide del 1939 può lavorare a pieno ritmo. Italiani, brava gente. Marco Respinti l'Occidentale, 18 ottobre 2007 |