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Parla Leslie Eastman, cofondatrice della Southern California Tax Revolt Coalition

«Una tempesta perfetta per abbattare Obama»

Come sant’Antonio da Padova aiuta la Destra americana dei “Tea Party”

La tempesta perfetta. Leslie Eastman, cofondatrice della Southern California Tax Revolt Coalition a San Diego, lo definisce così quel colossale ciclone politico che sta smottando gli Stati Uniti sotto il nome di “Tea Party”. Leslie è appena sbarcata nella Penisola e stasera, dalle 18,30, incontra gli amici del “Tea Party Italia” (www.t-party.it) allo storico caffè letterario di Firenze “Giubbe rosse”, in Piazza della Repubblica. La Pasionaria del movimento antiasse? Macché, una penna arguta del San Diego News, con alle spalle studi di Geologia e Biochimica, che risponde così: «I “Tea Party” sono la giusta reazione dei lavoratori, dei risparmiatori, delle intraprese, delle famiglie e degl’individui contro una rapina palese. Ma non è un movimento contro le tasse. Noi le tasse le paghiamo volentieri se ragionevoli e limitate, per assicurarci per esempio la sicurezza nelle nostre città o i tribunali che ci garantiscono giustizia. Non tolleriamo invece imposte inutili per disservizi palesi e talora persino ridicoli. Vogliamo poter comperare ciò che davvero serve alla nostra vita sociale, non mantenere strutture parassitarie».

Tutto, rievoca la Eastman, è cominciato nel febbraio 2009. «A monte stavano tre fattori decisivi. L’elezione alla Casa Bianca di Barack Hussein Obama, che aveva promesso di governare da moderato e che invece si è rivelato subito un rapace falco di sinistra. Poi il “soccorso” alle banche, che, iniettando nuovo statalismo nell’economia del Paese, ha preteso di curare un malato terminale inoculandogli lo stesso virus mortale che lo aveva incapacitato. Infine lo “stimolo” all’economia, cioè quella medesima benzina gettata in dosi ancora maggiori sullo stesso fuoco distruttore». A quel punto, era il 19 febbraio, l’urlo di rivolta di Rick Santelli, autorevole commentatore della CBNC, ha fatto il giro del mondo trasmesso in diretta tivù dal Chicago Mercantile Exchange, il secondo maggior mercato di financial future del mondo. «Fu il segnale di allarme. La misura era colma. Santelli sbottò, agitando contro Obama lo spettro della rivolta fiscale che diede origine alla nazione statunitense, il Tea Party di Boston nel 1773. L’idea venne subito raccolta da più parti e così il 27 di quello stesso mese un centinaio di città americane videro nascere i primi “Tea Party”. Da allora è un fiume in piena, in cui ci siamo tuffati a pesce noi californiani malconciati da uno dei più alti aumenti delle tasse della storia del nostro Stato». E la politica sente il fiato sul collo.... «Guardi, il “Tea Party” è un movimento trasversale, c’è gente di ogni tipo e di tutte le colorazioni politiche. Prenda me: io sono Democratica; gli altri due cofondatori della Southern California Tax Revolt Coalition sono invece Repubblicani. Lavoriamo assieme benone. Ci accomuna la lotta contro una ingiustizia enorme. Vogliamo riportare il Paese dentro i suoi binari costituzionali, ridare un futuro agli Stati Uniti, rimboccarci le maniche per cambiare sul serio». Possibile che soggetti tanto diversi riescano davvero a stare assieme? «Be’, la filosofia dei “Tea Party” è semplice: mercato libero per tutti e subito, Stato più leggero, e molto, poche tasse, e basse, e giuste. La forza del movimento è questa. Con una piattaforma così, pragmatica e realista, i “Tea Party” attraggono persone e mondi i più diversi, dai libertarian ai “social conservative” ai pro-lifer. Le tasse esagerate fanno male a tutti».

Vero. Quel che però oggi molti si chiedono è se siamo alla vigilia di un “terzo partito”. «Non credo. Quel che facciamo oggi, e bene, è il cane da guardia con il muso puntato ai politici. Vigiliamo, pressiamo, spingiamo. Per questo la nostra azione si rivela efficace. Dovessimo mutare, entrerebbero in gioco distrazioni e deviazioni. Speriamo non accada. Del resto, non esiste una organizzazione ombrello che dirige questo movimento variegato, non c’è una struttura unitaria. Siamo decine e decine di associazioni e di gruppi, e altri se ne formano appositamente, che si spalleggiano, si aiutano, si sovrappongono. Alcuni di noi s’iscrivono a una o più sigle di quelle attive nel movimento, perché tanti sono i punti d’interesse specifico di chi combatte per la liberazione fiscale. Ma l’obiettivo è unitario, granitico». Però le elezioni di medio termine del 2 novembre incombono… «I Repubblicani potrebbero farcela, ma ciò potrebbe innescare un meccanismo di ritorno della linea Obama nella successiva tornata elettorale, le presidenziali del 2012; un ciclo non  nuovo, questo, nella politica americana. E sarebbe il disastro: meglio perdere bene in autunno al Congresso che tenersi Obama per altri quattro anni. Sia chiara infatti una cosa: tutti oggi, al di là dei partiti e degli schieramenti, vogliono mandare a casa il presidente in carica ed eleggerne un altro, chiunque sia». Comprensibilissimo. Grazie Leslie, in bocca al lupo, alla prossima… «Ehi dove va?... Non ho mica finito. Voglio aggiungere una cosa che mi sta a cuore. Sono una tetragona sostenitrice del libero mercato, pure spinto, il quale fa bene a tutti, sempre, per cortesia lo scriva. E questo lo sono e lo dico da cattolica, convertita nella mia California un paio di anni fa da episcopaliana che ero. Ebbene, tutti giorni prego perché Dio allarghi per tutti la misura delle libertà autentiche della persona che il mercato assicura, e una delle cose che mi ha spinto verso Roma è stato il constatare quanto certa gente ti guarda male se parli così e se dici che t’interessi di politica. Pensano subito a cose sporche ed egoistiche. La fede cattolica mi mantiene invece umile… perseverante… Voglio dirlo qui in Italia. Considero mio patrono speciale sant’Antonio da Padova, e quotidianamente gli domando di donarmi la sua famosa eloquenza e la sua formidabile oratoria. Ai “Tea Party”, contro Obama, serve un mucchio…».

Marco Respinti

Versione originale e completa dell’articolo pubblicato con il medesimo titolo,
in Libero quotidiano, anno XLV, n. 145, Milano 19-06-2010, p. 35

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