MY BOOKS

Oltre il cielo
I miei anni con i Khmer Rossi nella Cambogia del genocidio, 1975-1979

Edizione italiana ampliata a cura di Marco Respinti,
Invito alla lettura di Antonia Arslan, traduzione di Nicoletta Prandoni.

Tralerighe, Lucca 2025, 296 pp.

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Ottobre 1975. Una giovane insegnante francese sbarca con le sue bimbette di 3 e 4 anni nell’aeroporto di una Phnom Penh devastata dalla “Guerra di Liberazione” cambogiana, dopo avere vissuto 6 anni nella Cina maoista con il marito. Imparerà presto sulla propria pelle quale sia la realtà del regime parossistico dei Khmer Rossi, l’orrore della Kampuchea Democratica, l’assurdo delle irreggimentazioni, le follie dell’ideologia, il dramma delle epurazioni, la tragedia delle sparizioni, la violenza delle purghe. È l’unica straniera ammessa nel gruppo dei dirigenti del Paese, dove il regime la sfrutta come traduttrice e lavoratrice: gli altri sono stati espulsi o giustiziati. Guardata di traverso in quanto straniera, e sempre sospettata di essere comunque una spia nemica, subisce l’emarginazione, patisce la fame e la solitudine, soffre per l’allontanamento delle figlie affidate alle nutrici di regime. Anche il marito, alto dirigente dello Stato nuovo, la tratta duramente.

Eppure, insensibile alle privazioni, al disagio, alla diffidenza e all’ostilità che le manifestano i compagni e i quadri del partito, combatte per un avvenire in cui crede con tutte le proprie forze.
A poco a poco, però, il sogno si offusca e la quotidianità diventa prima insostenibile, poi spaventosa. Nasce la paura, seguita dalla disperazione. Per amore delle figlie e nuovamente incinta di un bambino, intraprende una lotta disperata per sopravvivere. Prima condividendo la vita dei vertici del potere dei Khmer Rossi, poi, nel momento della fuga, durante un esodo allucinante attraverso una Cambogia devastata. Con grande forza di animo.

Questo è il suo racconto scarno e avvincente, inquietante e commovente: il racconto di un’esperienza terribile, l’unica testimonianza di una occidentale sotto il regime della spaventosa e orwelliana «Angkar», responsabile di un genocidio fra i più terribili della storia.


Laurence Picq, nata nel 1947 a Pont-Sainte-Maxence, nel dipartimento dell’Oise, in Francia, primogenita di tre fratelli, ha avuto
il privilegio di essere la prima ragazza del paese, dopo i figli di una coppia di docenti, a frequentare il liceo. Lì è nato il suo
desiderio di diventare insegnante, per offrire a tanti la possibilità di migliorare la propria condizione sociale. In Francia conosce
uno studente cambogiano, Suong Sikoeun, nato nel 1937. Nel 1967 si sposano. Dopo il colpo di Stato del 1970 la coppia si
unisce al principe Norodom Sihanouk (1922-2012) e al Fronte Unito Nazionale di Kampuchea, egemonizzato dalle forze
comuniste, nell’esilio di Pechino, nella Cina maoista. Dopo la presa del potere dei Khmer Rossi a Phnom Penh, il 17 aprile 1975,
Laurence, assieme alle loro due figlie, Narén e Sokha, raggiunge nella capitale cambogiana il marito Sikoeun, avviato a divenire
un alto dirigente del regime. Vicinissimo a Pol Pot (1925-1998), Sikoeun è attivo al fianco di Ieng Sary (1925-2013), il ministro
degli Esteri della Kampuchea Democratica, accusato di genocidio il 16 dicembre 2009 dal Tribunale speciale della Cambogia e
sottratto alla sentenza dalla morte. Attraversati per intero gli anni terribili del regime fino all’invasione delle truppe vietnamite,
il 7 gennaio 1979 Laurence, Narén e Sokha fuggono, raggiungendo la Francia il 24 dicembre 1980. Nel 1984, Laurence pubblica
Au-delà du ciel. Cinq ans chez les Khmers rouges ‒ il libro qui tradotto in italiano in edizione ampliata ‒, di cui nel 1989 esce,
negli Stati Uniti, una traduzione in inglese con il titolo Beyond the Horizon: Five Years with the Khmer Rouge. Nel 1985 riceve
il Prix littéraire de l’Asie dall’Association des écrivains de langue française. Nel 2013 pubblica un secondo libro, Le Piège khmer
rouge, con prefazione del giornalista Arnaud Vaulerin.


Come si USA.
Guida (e curiosità)
per l’elezione del presidente americano

D’Ettoris, Crotone 2024, 102 pp.

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Chi sa lo ricorda che il presidente degli Stati Uniti d’America non lo eleggono i cittadini? Che lo selezionano dei cardinali elettori in un conclave esclusivo, come accade per il Pontefice della Chiesa Cattolica? Che quel meccanismo funziona dal tempo dei sette re di Roma? E che negli Stati Uniti il calendario del voto è condizionato da motivi religiosi e dai rovesci del tempo? Possibile che nel 2016 Donald Trump abbia vinto le elezioni con oltre due milioni e mezzo di voti in meno rispetto a Hillary Clinton?
Sì, il meccanismo dell’elezione presidenziale sembra arzigogolato. Televisioni e giornali lo spiegano superficialmente, poi ci si mettono anche i social media, e questo aumenta la confusione. Alla fine non ci si raccapezza più e si grida alla “democrazia violata” quando vince chi “ha preso meno voti”. Ma è un’apparenza che inganna.
Questo libro spiega perché, raccontando come il destino della Casa Bianca lo decida l’istituto del Collegio elettorale (per alcuni una vera «bestia nera») rispondendo a criteri precisi. Ma soprattutto in base a una concezione non di massa della rappresentanza democratica, tipica di un “Paese antico nell’evo moderno” che è alternativo ai giacobinismi e perfettamente stabile. Se non una democrazia davvero compiuta, certamente una democrazia diversa.


Evoluzionismo:
dubbi e obiezioni

Il Timone, Milano 2016, 68 pp., collana I «Quaderni del Timone»

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L’evoluzionismo è la spiegazione della nascita e dello sviluppo della vita sulla Terra così come ipotizzato dal naturalista inglese Charles Darwin e in seguito elaborato attraverso la cosiddetta «Teoria sintetica». Suoi perni centrali sono la “selezione naturale”, il “caso” e la necessità di tempi geologici enormemente lunghi. Ma nulla di tutto ciò è osservabile empiricamente: darwinismo e neodarwinismo si sottraggono dunque sistematicamente alla necessaria verifica a norma di metodo scientifico. Le affermazioni evoluzioniste sono peraltro lacunose, contraddittorie e a volte persino truffaldine, come nel caso di certi reperti tanto famosi quanto falsi. È un tema su cui si scatena la propaganda e infuria la battaglia culturale.