Ieri, 22 maggio, 46esimo anniversario della Legge 194/78 che legalizzò l’aborto in Italia, la onlus «Pro Vita & Famiglia» ha diffuso il proprio manifesto d’indirizzo in 6 punti in vista delle elezioni europee dell’8 e 9 giugno. S’intitola Impegno elettorale per tutelare e promuovere la vita, la famiglia e la libertà educativa in UE.
Indefessa e tetragona nel difendere il diritto alla vita di ogni essere umano in ogni circostanza e luogo, dal concepimento alla morte naturale, «Pro Vita & Famiglia», che dunque si batte contro l’aborto chirurgico e chimico, l’eutanasia, l’eugenetica, la soppressione dei bambini portatori di disabilità ancora nel grembo materno, l’idea che esistano vite umane non degne di essere vissute per le quali è preferibile la morte ancora in utero o prima del tempo naturale, e persino la contraccezione, oltre che il cosiddetto «utero in affitto» e l’ideologia gender, al punto 1 del proprio manifesto elettorale precisa l’impegno prioritario dei sottoscrittori dello stesso: «Contrastare l’introduzione dell’aborto come “valore comune” nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, poiché materia di competenza degli Stati membri comunque non considerabile alla stregua di un “diritto”, infrangendo il principio di dignità umana fondativo della Carta. Difendere la vita dal concepimento alla morte naturale, assicurando che la dignità di ogni essere umano promossa dalla Carta sia rispettata e protetta in Europa a prescindere da qualsiasi condizione personale».
Per i difensori del diritto alla vita e della famiglia naturale, il punto 1, ma anche i restanti 5, esprimono idee sacrosante; per chi invece la pensa diversamente sono idee da combattere. Entrambi i fronti hanno il diritto di esprimere liberamente la propria opinione. Chiunque ha infatti sempre il diritto di esprimere la propria opinione: persino quando quell’opinione libera è sgradevole, addirittura quando qualcuno se ne offende, aggiunge l’ex giudice della Corte Suprema del New Jersey Andrew P. Napolitano. Solo quando le opinioni passano a vie di fatto sono censurabili, ma in quel caso hanno già smesso di essere opinioni libere per diventare fatti. Finché le opinioni libere restano opinioni, il diritto di chiunque di esprimerle è intangibile come intangibile è quello di altri di contestarle. Negli Stati Uniti d’America la sentenza con cui la Corte Suprema concluse il caso «Brandenburg v. Ohio» nel 1969 stabilì persino che un leader del Ku Klux Klan avesse il sacrosanto diritto di proferire opinioni deficienti su temi razziali finché quelle opinioni avessero smesso di esser opinioni per diventare fatti incresciosi, che sono ovviamente interdetti, e tutti gli altri avessero il diritto di proferire altre opinioni, deficienti o sensate, anche contro quel tale.
Fra i sottoscrittori pubblici del manifesto d’indirizzo di «Pro Vita & Famiglia» figura anche il generale Roberto Vannacci. Il generale Vannacci sostiene pubblicamente tutti i 6 punti del manifesto di «Pro Vita & Famiglia». Il generale Vannacci è candidato all’elezioni europee. Visto che ha sottoscritto pubblicamente il manifesto di «Pro Vita & Famiglia», se verrà eletto il generale Vannacci farà tutto quanto in proprio legittimo e legale potere per sostenere i 6 punti del manifesto che ha sottoscritto nelle sedi e nei modi opportuni e per cercare di dare a quei 6 princìpi attuazione pratica. Chi la pensa diversamente su quei 6 punti avrà il dovere morale di non votare il generale Vannacci.
Impegnandosi a sostenere quei 6 punti, il generale Vannacci s’impegna quindi come prima cosa a sostenere il primo punto e «contrastare l’introduzione dell’aborto come “valore comune” nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea».
Alcune risposte date dal generale Vannacci nel corso di una intervista, ormai famosa, rilasciata a La Stampa e pubblicata il 27 aprile, sono state variamente interpretate come un invito a istituire classi separate per gli alunni disabili. Si è scatenata la ridda delle opinioni su ciò che il generale Vannacci avrebbe e ha davvero detto, cosa sul serio intendesse e quant’altro: tutte opinioni, le une e le altre, sempre legittime, anzi sacrosante, che ognuno ha il diritto di sostenere, anche se sgradevoli e persino offensive, fino al momento in cui dette opinioni non smettono di essere tali e diventano fatti che fanno male. Il fatto, infatti, che una opinione sia deficiente non toglie il diritto a chi proferisce una opinione deficiente di proferire una opinione deficiente. Contrastare, invece una persona che compia il male e difendersi da essa è sacrosanto, benché appunto altra fattispecie.
La libertà di proferire sempre ogni opinione, però, comprese le opinioni deficienti, ha seriamente compromesso la comprensione dei fatti, con il rischio di causare confusione anche negli italiani che l’8 e il 9 giugno andranno a votare.
La firma, da parte del generale Vannacci, del manifesto promosso da «Pro Vita & Famiglia» fornisce dunque adesso una occasione irripetibile per un supplemento chiarificatore di opinione a beneficio degli elettori italiani.
Risponda dunque pubblicamente il generale Vannacci, che firmando il manifesto di «Pro Vita & Famiglia» si impegna, qualora eletto, a «contrastare l’introduzione dell’aborto come “valore comune” nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea»: è opinione del generale Vannacci, opinione libera e sacrosanta, e come tale portatrice del diritto intangibile a essere espressa, che i concepiti portatori conclamati di disabilità ancora nel ventre della propria madre abbiano l’intangibile diritto di nascere sempre e comunque, in ogni luogo e in ogni tempo, di qualunque Paese, etnia e colore siano, anche se poi da grandicelli dovessero finire in classi scolastiche separate oppure no? È una domanda vera, e aiuterebbe molto gli elettori a farsi una opinione.
