L’effetto della sconfitta nel referendum costituzionale che avrebbe snaturato il concetto di famiglia miete una vittima eccellente
di Marco Respinti
Negli Stati Uniti circola un neologismo: «to be borked». In italiano pecoreccio suonerebbe «essere trombati», ma oltre l’Atlantico è plasmato sul nome del giudice Robert H. Bork, un vero galantuomo che il presidente Ronald Reagan candidò alla Corte Suprema federale nel 1987 ma che i Democratici in Senato, guidati dall’ineffabile Ted Kennedy, stroncarono. Perché Bork sosteneva ‒ cosa improponibile a certe orecchie ‒ che a fondare la legittimità delle leggi è il diritto naturale.
In Italia «to be borked» si traduce Matteo Renzi, la cui idea di alterare la Costituzione per via referendaria ne schiantò il governo nel 2016, e si applica all’Irlanda che l’8 marzo ha bocciato il fronte che pensava di mettere mano alla Costituzione repubblicana con un referendum su questioni di diritto naturale. Per esempio, l’allargamento a dismisura del concetto di famiglia, sino a renderlo impraticabile più che irriconoscibile, o lo snaturamento della donna, ritenendo ignominioso (chissà perché) che sia la custode della vita familiare. Quel neologismo renziano calzerebbe infatti a pennello sull’Isola Verde dove la batosta ha mietuto la propria vittima eccellente: il Taoiseach, cioè il primo ministro, Leo Varadkar, in anticipo di un anno sulle elezioni politiche del marzo 2025. Escluse ora quelle anticipate.
Era immaginabile… ma nessuno se lo immaginava. Anche perché le ripercussioni sul voto per le europee si faranno sentire abbondantemente. Medico prestato alla politica, di origine indiana, 45 anni, primo premier irlandese a dichiararsi omosessuale, Varadkar rinuncia alla guida sia dell’esecutivo sia del partito Fine Gael, liberal-conservatore (ma lo è anche il suo amico-nemico storico, il Fianna Fáil, oggi membro della coalizione di governo, allargata pure ai Verdi). «Le ragioni del mio abbandono in questo frangente sono tanto personali quanto politiche, ma soprattutto politiche», dice. C’è da credergli. L’afflato con cui Varadkar ha sostenuto il referendum è stato sia l’una cosa sia l’altra. In Italia diremmo che ha personalizzato la sfida, nella certezza di vincere facile in un Paese che, per tanti versi, è oramai una Irlanda fu cattolica. Invece ha perso sonoramente. Le critiche non gli hanno fatto sconti e ora Varadkar getta la spugna.
Il giudice Bork, americano della Pennsylvania scomparso nel 2012 a 85 anni, vantava antenati irlandesi da parte di padre. Oggi si sentirà risarcito dalla terra degli avi che hanno blindato il diritto naturale in Costituzione e licenziato chi voleva sabotarlo. Magari pure complice san Patrizio, patrono d’Irlanda, festeggiato proprio in questi giorni.
Pubblicato con il medesimo titolo in Libero quotidiano,
anno LIX, n. 80, Milano 21 marzo 2024, p. 14




